il sonno dei bambini

“Dorme tutta la notte??!”
Chi, nei primi mesi non si è sentito porre questa domanda. Se il proprio pargolo dorme, ci si sente orgogliosi e anche un po’ fortunati. Ma se il piccolo di dormire non ne vuole proprio sapere, questo quesito, ingenuo e forse anche un po’ impiccione, può causare un leggero scompenso. Il sonno del bambino nei primi tre anni di vita è molto differente da quello di un adulto. I neonati e i bambini piccoli hanno infatti maggiore bisogno di sonno REM, la fase di sonno più leggera, importante per lo sviluppo cerebrale. Per questo motivo i risvegli notturni possono essere frequenti durante questi anni. Ciò non toglie che alcune condizioni possano favorire un tranquillo riposo per il bambino e, perché no?, per il benessere dell’intera famiglia! Avere informazioni (piuttosto che delle ricette, sempre secondo l’anima di questo blog) può essere d’aiuto a fare delle scelte ragionate piuttosto che rimanere in balìa della stanchezza e del procedere per tentativi ed errori, creando confusione sia a sé che al bambino. È diverso scegliere il co-sleeping dal subirlo. Ha un altro sapore sapere che le “regressioni” fanno parte del gioco piuttosto che pensare “oddio, sarà sempre così” e muoversi di conseguenza. Sul sonno si può dire davvero tanto. In questo primo post dedicato all’argomento, voglio soffermarmi su alcuni punti.

1. Temperamento e sonno sono un binomio importante durante il primo anno di vita. Ogni bambino è un mondo a sé, tuttavia capirne il temperamento può essere un punto chiave per ogni genitore alle prese con il nuovo arrivato. Di solito sono i bambini irrequieti, ipersensibili e molto attivi ad avere maggiori problemi nella regolazione del ciclo sonno-veglia. Ci sono infatti piccoli che fanno fatica a “proteggersi dall’eccesso di stimoli” e per questo motivo può essere d’aiuto un intervento dell’adulto che fornisca un ambiente il più possibile tranquillo. Inoltre, può essere utile sapere che molti neonati soggetti al pianto durante il primo anno di vita hanno un problema, probabilmente non identificato, di carenza di sonno.

2. Aiutare il bambino ad acquisire un ritmo sonno-veglia non significa abbandonarlo. Molti metodi considerano il pianto connesso al sonno un comportamento disfunzionale da estinguere. Secondo questo metodo il bambino si deve abituare ad addormentarsi da solo e, quindi, il genitore non dovrebbe cedere alla eventuale disperazione del bambino, il cui obiettivo sarebbe quello di manipolare l’adulto. Ora, partendo dal presupposto che i bambini piccoli non abbiano queste raffinate capacità manipolatorie, se un bambino piange è fondamentale ascoltare il suo pianto e non “lasciarlo in panne”. Tuttavia, aiutare il bambino a dormire durante la notte è possibile se si pensa che il bambino ce la può fare, sostenendolo nelle sue crescenti capacità di autoregolazione. Anche qui, pensare che aiutarlo nella direzione dell’autonomia significhi abbandonarlo non è altrettanto d’aiuto.

3. Aver soddisfatto il bisogno di vicinanza psicologica durante il giorno aiuta il bambino a lasciarsi andare al sonno. Molto spesso i bambini non vorrebbero cedere a Morfeo per poter trascorrere un altro po’ di tempo coi propri genitori, spesso tutto il giorno fuori casa per lavoro. Oppure, il fatto di non avere chiaro come funzionano gli allontanamenti del genitore può alimentare un sentimento di insicurezza nel bambino, che avrà fatica a lasciarsi andare al sonno. Soddisfare il bisogno di sicurezza e vicinanza può essere un punto chiave per un “buon sonno”.

4. Creare delle routine il più possibili regolari aiuta il bambino ad addormentarsi più facilmente. Quando il bambino inizia a interiorizzare le routine (es. la mamma mi allatta, poi mi legge un libro e poi mi saluta…) il bambino impara che c’è una prevedibilità. Prevedibilità è una parola cara ai bambini, bisognosi di punti di riferimento che diano una certa struttura. Chi lavora coi piccoli sa quanto le routine siano rassicuranti per loro! Per questo, crearne una prima di andare a dormire può alla lunga facilitare l’addormentamento ed evitare inutili bracci di ferro.

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